Ricerca sul suolo e i minerali. Morfologia e geologia della terra.

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I minerali

I minerali si possono trovare sia in superficie sia in profondità. Sabbia, marmo, calcare sono abbondanti in superficie e quindi non è necessario cercarli nel sottosuolo: basta analizzare i terreni, individuare la presenza del minerale e calcolare se vai la pena di scavano. Infatti se è mescolato a sostanze non utili può
non essere conveniente tirarlo fuori, perché il lavoro che occorre per separarlo dalle impurità costa più di quanto vale il minerale stesso. In altre parole, la cava è improduttiva.
Queste osservazioni e questi calcoli sono fatti dai geologi che si servono di alcuni strumenti semplici o complessi. Possono ad esempio limitarsi
a fare qualche scavo di saggio con una zappa comune qua e là per il terreno per vedere quanto si estende il giacimento del minerale; oppure usano delle trivelle, cioè dei lunghi trapani, con cui perforano il giacimento per molti metri (30-40) per stabilirne a profondità.
Con le trivelle si fanno dei fori da cui si estrae un po’ di materiale da anaizzare. Questa operazione si chiama carota ggio perché si estrae con la trivella un pezzo di materiale grosso come una carota. Ottenuti i campioni questi vengono analizzati nei laboratori chimici, per accertare la purezza del minerale.
In certi casi tutto questo lavoro non è necessario perché il giacimento si presenta così evidente e così scoperto che una persona un po’ esperta comprende subito, con la sola osservazione ad occhio, che è utile scavarlo. Altri minerali invece non si trovano in superficie, o se ne trovano solo modeste quantità, sicché occorre cercarli nelle viscere della terra. Una volta erano in uso metodi basati sull’osservazione: uno di questi consisteva nello scavare dei pozzi nei luoghi in cui per qualche particolarità del terreno si poteva pensare che vi fosse in profondità un giacimento. Se in superficie vi era terra rossiccia, cioè con tracce di Ematite (composto del Ferro), si poteva supporre che più in profondità si sarebbe trovato un accumulo sostanzioso di minerale. Questo metodo non è molto sicuro, perché non sempre la composizione superficiale del terreno corrisponde a quella interna. Erano perciò necessarie altre osservazioni ed altri esami. Quando si cercava il carbone, ad esempio, si considerava anche l’età della zona poiché è noto che l’antracite deriva da foreste sviluppatesi sulla Terra trecento milioni di anni fa, quindi in una terra “ giovane” non era possibile trovarne. Però non sempre nei terreni “ vecchi “ c’erano giacimenti.
Man mano che si approfondiva lo studio della litosfera, questi metodi empirici furono modificati e migliorati. Ora sappiamo che la gravità, la diffusione delle onde sismiche, elettriche e magnetiche, l’andamento delle radiazioni cambiano a seconda della natura del terreno che incontrano. Se misurando la gravità in due punti situati alla stessa altezza e sullo stesso meridiano, e quindi a uguale distanza dal centro di gravità, si riscontrano differenze fra le due misure, si può concludere che la composizione dei due terreni è diversa. Naturalmente occorrono molte misurazioni e molti confronti per poter stabilire
se negli strati interni della litosfera si potrà trovare un giacimento di minerale.
Allo stesso modo, se la diffusione delle onde fa un salto, si può supporre che vi sia una discontinuità negli strati interni e quindi che vi sia una cavità piena di petrolio.

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